Il FORUM è lo spazio in cui lettori possono esprimere opinioni sui temi del momento e discutere fra loro. Lo scopo di questo forum è quello di accrescere il confronto sulle varie tematiche del Sevizio Sociale che ci vedono interessati come docenti, ricercatori, dottorandi e assistenti sociali.

Spazio dibattito sulla proposta del CNOAS relativa ai percorsi formativi degli Assistenti sociali

Data: 30.12.2011

Autore: studenti e laureati

Oggetto: R: R: R: Dibattito sulla proposta CNOAS

il problema è proprio il fatto che voi non siete contrari al ciclo unico;il 3+2 da voi rimesso in gioco e che lo stesso CNOAS aveva messo in gioco proponendo ai triennali il titolo di tecnici e ai magistrali quello di assistenti sociali non esiste più,lo stesso CNOAS lo ha praticamente ritirato per proporre(ancor peggio)una quinquennale a ciclo unico!!!!! poveri noi studenti triennali che conseguiremo una laurea inutile, ma poveri anche i magistrali che attraverso una sanatoria saranno equiparati a coloro che la magistrale non la hanno....
mi sa che si sta creando troppa confusione!!!! speriamo almeno il legislatore se ne accorga e rigetti tale assurda proposta.
circa la formazione europea e la libera circolazione dei professionisti,fatevi una bella chiaccherata con la Prof. Campanini così vi farà capire qualcosa,vi farà capire che il ciclo unico da voi difeso non sarebbe realizzabile secondo le direttive europee....

Saluti.

Data: 22.12.2011

Autore: studenti e laureati

Oggetto: R: Dibattito sulla proposta CNOAS

dimenticavamo,sapete benissimo anche voi che vista la razionalizzazione avvenuta attraverso l'ultima riforma universitaria(accorpamento ssd etc) e impensabile proporre un quinquennio a ciclo unico,sarebbe davvero da irresponsabili(sempre che sia preticabile,di questo ne abbiamo forti dubbi),si andrebbe a rovinare quel minimo che si è raggiunto, piùttosto sarebbe opportuno lavorare per migliorare l'esistente e non perseguire obbiettivi che potrebbero appunto essere in primis dannosi ma anche irrealizzabili! Al riguardo leggete in questo stesso forum l'articolo inviato dagli studenti dell'università di Venezia , Treviso e Trento, magari capirete...

Studenti e Laureati

Data: 13.12.2011

Autore: Annamaria Campanini

Oggetto: Dibattito sulla proposta del CNOAS

Rilancio per un aperto confronto i due documenti ricevuti in questi giorni e vi invito anche a leggere il Bollettino dell'Ordine Regionale della Lombardia che ha dedicato il numero corrente a questo tema. Credo sia davvero importante una seria riflessione ed un ampio confronto che tengano conto anche della situazione a livello europeo, dove non solo il percorso è articolato in 3+2 o 4+1, ma è presente un'organizzazione dei curricula che vede una netta predominanza delle discipline di servizio sociale, un peso maggiore del tirocinio, con una supervisione spesso molto qualificata, la costituzione di sottogruppi con numero di studenti contenuto (max 30) quando vi sia un numero di iscritti elevato, la metodologia didattica prevalentemente centrata sullo studente e attiva, l'organizzazione modulare degli insegnamenti e la definizione chiara di obiettivi e competenze.

Illustrissima Presidente Professoressa Campanini,la proposta di riordino della professione di Assistente Sociale messa in atto in questo periodo,non sta giustamente trovando tanti consensi(basti guardare i diversi forum dedicati sia agli studenti che ai professionisti),in particolar modo grandi critiche sono rivolte all 'ipotesi di soppiantare l'attuale sistema 3+2(europeo) con l'istituzione di una laurea quinquennale a ciclo unico! Questo è un punto fortemente controverso per più motivi logici:

-il CNOAS dica che la proposta è fatta a seguito della legge 148/2011,ma ciò è vero solo in parte, in quanto la medesima legge afferma che gli ordinamenti dovranno essere riformati secondo determinati principi, tra questi non vi è in assoluto l'indicazione di istituire una laurea quinquennale a ciclo unico abolendo la professionalizzantissima triennale, anzi l'intento della riforma è sicuramente un altro.

- abolendo la triennale, si andrebbe solo ed esclusivamente a sfavore di quelle migliaia di giovani che stan studiando o han studiato con tanto sacrificio con l'intenzione di entrare(dopo esame di stato) nel mercato del lavoro, questi si vedrebbero esclusi alimentando quindi la disoccupazione(che è sicuramente l'obbiettivo opposto che si pone la manovra estiva ) e quindi OBBLIGATI a dover continuare gli studi per altri 2 anni, ma è bene sapere che non tutti se lo possono permettere, sia per motivi economici, sia per motivi di tempo ma anche perché non in tutte le università attivano le lauree magistrali(per via dei tagli all'istruzione),ciò porterebbe ad una situazione discriminante e incostituzionale.

- con la proposta si andrebbe contro direttive europee(processo di Bologna,Lisbona) le quali prevedono ,al fine di uniformare l'istruzione superiore europea, il da voi contestato 3+2(previsto per tante professioni).

- praticamente in tutti i paesi europei(come lei ben sa) la formazione di base degli Assistenti Sociali avviene attraverso la laurea o diploma di primo livello(3 anni),non vediamo perchè l'Italia debba essere diversa da questo punto di vista.

Concludendo, sarebbe veramente opportuno( a detta di moltissimi), salvaguardare l'attuale 3+2,magari migliorarlo ma non eliminarlo.
Ottima è la proposta di legge sulla professione fatta dalla precedente consigliatura attraverso la senatrice Serafini,la quale tendeva a differenziare ma a salvaguardare la formazione di base triennale(professionalizzante) da quella biennale(specializzante) con l'intento di dare maggior valore a quest'ultima attraverso una sua concreta collocazione nell'area dirigenziale-manageriale; a parere di moltissimi è questa la giusta strada da seguire che consentirà alla professione di evolversi sempre più e di affermarsi al pari di altre professioni, solo così il CNOAS dimostrerà di voler evitare una crescente disoccupazione dei giovani e preparatissimi laureati triennali e dimostrerà di non voler mettere quei famosi paletti e limitazioni che spesso sono contestati agli Ordini Professionali facendoli apparire(ingiustamente) come delle Lobby.

Sperando teniate conto anche di questo parere, che è il parere di tanti laureandi, laureati e professionisti, e sperando intervenga tempestivamente al riguardo nei confronti del CNOAS( data la rilevante carica europea da lei ricoperta)poniamo i più distinti saluti.

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Martedi 25 ottobre il gruppo delle tutor incaricate dall’Università Ca’ Foscari di seguire i tirocini
degli studenti che frequentano il Corso di Laurea in Scienze della Società e del Servizio Sociale,
d’intesa con il Collegio didattico, ha tenuto a Venezia un incontro che ha visto la partecipazione
della presidente dell'Ordine nazionale degli Assistenti Sociali (AS) Edda Samory. Nell'ambito del
tema generale legato ai possibili futuri scenari di sviluppo per la formazione,
quest'ultima ha proposto una serie di riflessioni che, raccolte da alcuni studenti presenti, hanno
innescato un dibattito che si è progressivamente allargato,iniziando a muoversi oltre i confini della
facoltà stessa per divenire patrimonio condiviso con studenti di altri atenei. Ne riportiamo di seguito
i punti principali.
Edda Samory ha illustrato la proposta di riforma del percorso formativo della professione che
l'Ordine ha ipotizzato quale risposta alle indicazione fornite dalla legge n.148 del 14 settembre
2011 (titolo II art.3 comma 5), in merito all'“abrogazione delle indebite restrizioni all'accesso e
all'esercizio delle professioni e delle attività economiche”.
Due sono gli ordini di criticità che abbiamo individuato nell'ipotesi: una di contenuto, l'altra
di metodo. Relativamente alla prima riteniamo che la proposta di conseguire la laurea specialistica
quale requisito accademico minimo individuato per l'esercizio della professione, non produca
l'effetto di un ulteriore affermazione e consolidamento della stessa ma possa agire, in realtà,sul
versante opposto nel caso in cui passare alla quinquennale significhi soltanto diluire le materie di
indirizzo in un periodo più lungo e non aumentare l'incidenza sulla totalità dei corsi. Se si vuole
individuare, infatti, una criticità nella formazione del professionista AS, la si osserva sul versante
qualitativo del percorso, con l'attuale peso sbilanciato che i corsi di indirizzo, quelli
caratterizzanti l'iter formativo, hanno sulla totalità delle materie. Per corsi caratterizzanti
intendiamo quelli che trattano contenuti specifici di Servizio Sociale e l'insegnamento dei quali
è tenuto da AS. La mancanza di un percorso più articolato di materie di Servizio Sociale determina,
ad esempio, il non irrilevante problema dell'omogeneità della formazione degli AS all'interno dei
diversi corsi di laurea tenuti nei vari atenei. Questi decidono soggettivamente come caratterizzare
già la triennale, con il prevalere di alcuni corsi piuttosto che altri. La mancanza di una collocazione
accademica unica a favore di un pellegrinaggio del corso di laurea tra le facoltà di giurisprudenza
piuttosto che lettere o sociologia, costituisce una riprova in tal senso.
Nel corso degli ultimi anni il ridimensionamento della specificità didattica della professione a
favore di una dilatazione del peso specifico di altre aree, sta erodendo
progressivamente la natura stessa della professione. Quanto è concreto il rischio di formare una
generazione di professionisti preoccupati di leggere sempre più il disagio in chiave individuale e di
padroneggiare gli strumenti giuridici per contenere lo stesso? A nostro modo di vedere tale rischio
c'è ed è concreto. Se, come ci viene detto da chi sostiene tale riforma, ciò si è determinato per
l'influenza e le pressioni che professioni più radicate e consolidate di Servizio Sociale sono riuscite
ad esercitare, viene facile pensare che qualunque salto in avanti della professione si trasformerebbe
in un salto nel buio. La necessità primaria è consolidare l'esistente, recuperare ciò che si è perso,
non intraprendere percorsi che sarebbero, poi, gestiti da altri. Viviamo in una congiuntura storica
che non si propone come favorevole all'instaurarsi di rapporti di forza consoni ad una
professione come la “nostra”. In un'epoca di tagli sarebbe velleitario pensare che un
prolungamento del percorso formativo si trasformi in un incremento del peso e dello spazio
per i corsi di indirizzo. Al contrario. Tale prolungamento non farebbe altro che
aumentare la diluizione dei contenuti specifici della professione in un arco più prolungato di
anni. Siamo consapevoli che oggi come non mai è necessario che l' AS sia un professionista
capace di cogliere il tutto della persona e del contesto nel quale è inserita e all'interno del
quale collocare se stesso e la propria strategia di intervento. Come siamo consapevoli che per
fare ciò sono necessarie competenze che attingono da specificità di saperi diversi: a partire da quelli
che consentono di avere una visione ampia del contesto nel quale
vive la professione. Ma siamo altrettanto convinti che i margini di miglioramento
professionalizzanti debbano passare anche attraverso un incremento qualitativo del carico formativo
specifico della professione. Ciò non può essere sostituito da un semplice incremento degli anni di
studio nella convinzione che ciò porti ad un'affermazione della professione rispetto alla propria
storia e alle altre scienze sociali. Già oggi l'AS ha gli strumenti teorici e di intervento per ritagliare
la propria collocazione professionale nel lavoro d'equipe ed evitare quel ruolo di segretaria/o al
quale spesso e volentieri altri lo vorrebbero delegare, imponendogli una sudditanza professionale
che lo specifico del “nostro” intervento sulla persona può smentire nelle analisi e nella prassi.
Concordiamo con il potenziamento e l'obbligatorietà della formazione permanente, rispetto
alla quale, però, l'Ordine non può lasciare il professionista il balia della contrattazione con il
singolo ente o impresa sui tempi ed i contenuti da destinare a ciò. In un panorama professionale nel
quale diviene sempre più assillante il carico di lavoro per il singolo, il problema dei tempi per la
formazione non è solo una questione necessariamente sindacale ma diviene anche forma e
contenuto della professione: la convinzione che l' AS possa provvedere per la formazione
attingendo sempre più dal proprio tempo libero è una pratica che va contrastata anche dall'Ordine
nazionale.
Ci sentiamo, inoltre, di avanzare a quest'ultimo la richiesta di incrementare il suo ruolo di agente
attivo sia nell'organizzazione di momenti formativi autonomi che riducano il peso economico che
spesso grava solo sulle spalle del singolo professionista, sia costruendo momenti di
approfondimento che partano (ed incentivino) da esperienze di riflessione scaturenti da singoli e
gruppi di professionisti o dall'ambito accademico.
Sul versante del metodo scelto per procedere ad una qualunque ipotesi di riforma, non riteniamo
possibile (come paventato da Edda Samory) alcuna ipotesi che costringa lo studente che al
momento della sua entrata in vigore abbia già intrapreso il percorso triennale, a modificare il
proprio iter di studi passando obbligatoriamente dai tre ai cinque anni o, addirittura, pensare che chi
ha già intrapreso la carriera lavorativa da meno di cinque anni, sia costretto ad integrare con due
anni universitari, la propria formazione. Non è un'ipotesi sostenibile né sul versante
economico (che per quanto sminuente sia, costituisce un elemento che pesa sempre più sulla scelta
della durata del percorso di studi), né su quello organizzativo: la presenza di numerosi studenti
lavoratori (spesso già impegnati nei settori più generici dell'assistenza e del sociale), e di
professionisti già operativi che difficilmente potrebbero adattarsi a tale stravolgimento, costituisce
una realtà che deve essere necessariamente tutelata.
Un altro elemento che ha riscosso la nostra attenzione è la proposta dell'Ordine di un “praticantato”
per gli AS, una sorta di tirocinio retribuito quale elemento concorrente alla formazione.
Premesso che bisognerebbe comprenderne la collocazione (prima, durante o dopo il percorso di
laurea...) e che è totalmente estraneo alla realtà pensare che un qualsiasi ente oggi possa pensare di
pagare un praticante, è un' ipotesi, questa, che ci trova contrari perchè verrebbe ad essere nient'altro
che l'ennesima forma di sfruttamento alla quale far sottostare chi si affaccia sul mondo del lavoro. Il
settore del sociale (nella sua interezza e nelle specificità delle sue articolazioni) al pari di un
qualunque altro contesto d'impiego nel privato come nel pubblico, vive un pesante attacco in nome
della flessibilità che attraverso l'uso massiccio della formula interinale piuttosto che di quella del
terzo settore o delle mancate sostituzioni del personale (pensionamento, maternità, malattia lunga
etc.) crea profonde divisioni di inquadramento e di retribuzione tra i professionisti che operano
all'interno dello stesso servizio o dello stesso ufficio. L'introduzione di una qualunque forma di
praticantato (espediente peraltro già in voga tra altre professioni che produce vero e proprio
sfruttamento ampiamente visibile e conosciuto da tutti) non farebbe altro che accentuare gli effetti
di precarietà per la professione, garantendo ai Servizi piuttosto che ad un eventuale privato,
manodopera a costo zero con il beneplacito dell'Ordine. Non riteniamo che sia questo quello di cui
la professione abbia bisogno, soprattutto in una fase quale quella attuale. Capiamo e condividiamo,
peraltro, la necessità di articolare maggiormente la formazione sul campo, di conoscenza dei Servizi
ma anche di inserimento operativo dello studente, in modo da ridurre (per quanto possibile) il gap
tra la formazione accademica e la professione.
Anche in questo senso, però, riteniamo si debba partire dall'esistente, cogliendo le opportunità che
già oggi potremmo utilizzare. Due sono le proposte che ci sentiamo di avanzare: da un lato
l'introduzione del tirocinio già dal primo anno, dall'altro un' organizzazione e una concentrazione
dello stesso che permetta un periodo prolungato di inserimento del tirocinante nei servizi, senza
quella soluzione di continuità infrasettimanale che si determina per la concomitanza con le lezioni
del corso. Se diluire nel tempo l'esperienza del tirocinio consente di ampliare la permanenza
quantitativa nel Servizio, limitarla a due/tre giorni alla settimana non ne facilita la comprensione
dell'articolazione e la continuità nella valutazione della casistica: questa si fa sempre più ampia e
complessa e necessita, giocoforza, di una presenza più continua per poter essere colta nella sua
interezza.
L'autorevolezza e il ruolo di Edda Samory ci hanno indotto ad esplicitare le nostre considerazioni e
preoccupazioni anche se, ad oggi, risultano essere solo relative ad un'ipotesi e una proposta. Non
vogliamo, come troppo spesso accade, interpretare un ruolo passivo ed arrivare a giochi fatti, senza
aver potuto esprimere la voce che viene dal primo gradino (non l'ultimo)della professione.
Auspichiamo che nel condividere queste osservazioni, esse possano servire da
spunto per un dibattito più ampio che deve caratterizzare qualunque decisione inerente alla
formazione. Nel proporre questo dibattito siamo stati mossi più dai contenuti espressi che dai tempi
per l'approvazione della riforma che Edda Samory ha auspicato essere i più brevi possibili.
Ci siamo sentiti di dare voce alle nostre perplessità perchè consapevoli di appartenere ad una
generazione professionale che si troverà sin dal principio a muovere i propri passi in un panorama
di risposte ai bisogni storicamente inedito, nel quale all'abbondanza delle possibilità (non è vero che
i soldi non ci sono : non ci sono per l'assistenza) fa eco un progressivo assottigliarsi delle risposte,
per le quali il termine razionalizzazione è, in realtà, funzionale ad una selezione dei bisogni, ad una
contabilizzazione dell'utenza classificata in base all'approssimarsi o meno alla soglia della
sopravvivenza o della povertà.
Condividiamo tutte le spinte che contribuiscono a dare autorevolezza alla professione, che
marcano la distanza da quell'immagine di “rammendatrici/rammendatori dal dialogo facile” che
vorrebbe l' AS agente consolatorio del disagio ed esecutore passivo di politiche dei tagli. In questo
senso ribadiamo la necessità, oggi più che mai pressante, di marcare l'autonomia di ruolo e pensiero
dell'AS rispetto alle istituzioni nelle quali opera: il mandato non deve divenire motivo per chiedere
all'AS di assumersi ruoli non propri della professione quali ad esempio quelli delle politiche del
lavoro che, in una fase come questa, trasformano spesso i Servizi in succursali del centro per
l'impiego.
Non condividiamo, invece, ed esprimiamo forte preoccupazione per quelle che rischiano di
condurre ad una chiusura corporativista ed autoreferenziale.
Questo documento vuole essere un primo spunto per alimentare il dibattito tra studenti, Ordine e
università da approfondire nei prossimi mesi durante i quali intendiamo organizzare iniziative di
mobilitazione sui contenuti dell'ipotesi di riforma.

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Data: 01.12.2010

Autore: S.O.S.. SERVIZI SOCIALI ON LINE - Antonio Bellicoso

Oggetto: Convegno Nazionale "Il servizio sociale professionale on line in italia"

Il portale S.O.S. Servizi Sociali On Line - www.servizisocialionline.it ha promosso e organizzato un convegno nazionale dal titolo "il servizio sociale professionale on line in italia" che si terrà SABATO 12 FEBBRAIO 2011 a Roma, presso l'hotel dei congressi (a 5 minuti a piedi dalla fermata metrò EUR" dalle ore 09.00 alle ore 17.00.

Il convegno è gratuito e sono stati chiesti i crediti per gli assistenti sociali.

E' il primo convegno in italia sul tema.

I posti sono limitati, bisogna far pervenire la scheda di iscrizione a convegnosos@libero.it entro il più breve tempo possibile e non oltre il 29 gennaio 2011

L'obiettivo del convegno è quello di fare il punto della situazione dello stato dell'arte del servizio sociale on line in italia.

Potete scaricare i documenti ufficiali del convegno e la scheda di iscrizione recandovi su www.servizisocialionline.it

Vi ringrazio per l'attenzione e la cortesia.

Il Direttore di S.O.S. Servizi Sociali On Line
Dott. Antonio Bellicoso

www.servizisocialionline.it
servizisocialionline@libero.it

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